Alghitaly e UNIVPM per Nutrifish e la ricerca di nuovi tipi di mangimi

Alghitaly e UNIVPM per Nutrifish e la ricerca di nuovi tipi di mangimi
Il progetto Nutrifish punta a creare un nuovo mangime per pesci sostenibile, a basso impatto ambientale e a basso costo. Cofinanziato da Fondazione Cariverona, ha preso il via quest’anno e prevede la collaborazione tra tre diversi dipartimenti della Università Politecnica delle Marche (UNIVPM): il Di.S.V.A. (Scienze della Vita e dell’Ambiente), il D3A (Scienze Agrarie, Alimentari ed Ambientali) e il SIMAU (Scienze e Ingegneria della Materia, dell’Ambiente ed Urbanistica). I ricercatori appartenenti a questi dipartimenti avranno degli alleati: l'Università di Udine, l'azienda di torrefazione Saccaria di Ancona, l’azienda di acquaponica MyEnergy di Macerata e noi di Alghitaly.


Nutrifish: in cosa consiste il progetto?

Un gruppo di entomologi produrrà degli insetti che cresceranno su delle lettiere modificate: al loro interno i ricercatori andranno a introdurre la Spirulina di Alghitaly. Queste microalghe che sono dei serbatoi naturali di acidi grassi polinsaturi andranno poi a migliorare il terreno di crescita di questi insetti che avranno poi un profilo lipidico migliorato. Questi insetti verranno successivamente utilizzati per creare delle farine e degli oli che verranno introdotti all'interno di mangimi per pesci sostituendo, quindi, a diverse percentuali la farina e l'olio di pesce che invece vengono regolarmente impiegati per la produzione dello stesso tipo di mangimi. Il substrato in cui cresceranno gli insetti è formato da prodotti di scarto di torrefazione, quelli dell’azienda Saccari che andrà a fornire il materiale occorrente. Si sta parlando di un materiale che normalmente rappresenta uno scarto e pertanto valorizza ancor di più questo progetto, le cui basi poggiano sul concetto di economia circolare e quindi di riciclo.
 
I primi esperimenti sui pesci verranno condotti presso la Politecnica delle Marche, in particolare sullo Zebrafish, chiamato anche Danio rerio o Danio zebrato, che è essenziale per capire le risposte fisiologiche e biologiche dei pesci, e successivamente, una volta individuata la dieta migliore, questa verrà testata sullo Storione, una specie di interesse commerciale, presso l'azienda MyEnergy.


Il lavoro del dipartimento D3A

Gli insetti che verranno allevati sono larve di Hermetia illucens, ovvero un dittero, una mosca, detta anche Mosca Soldato. In funzione di quello che gli insetti poi mangiano cambia la loro qualità nutritiva, le loro componenti, e quindi cambieranno anche le qualità nutrizionali dei pesci che si nutriranno di loro. Questi insetti sono dei decompositori, riescono a nutrirsi di vari substrati e quello che è molto importante è l’utilizzo di materiali che sono dei prodotti di scarto o anche dei sottoprodotti dell'industria alimentare, in modo tale che questi da un problema possano diventare una risorsa in un'economia a ciclo chiuso. 
 
Il dipartimento D3A si occuperà anche dello studio delle dinamiche delle popolazioni microbiche coinvolte nella filiera produttiva. Si studierà il pool di microorganismi presente nel substrato utilizzato come nutrimento per gli insetti fino ad arrivare allo studio dei microorganismi presenti all'interno dell'apparato digerente dei pesci nutriti con questi mangimi a base di insetti.


Il lavoro del dipartimento DISVA

Per capire la qualità del tessuto dei pesci trattati con i diversi tipi di mangime verrà effettuata una spettroscopia. Successivamente si farà una analisi del muscolo per capirne la qualità, e poi anche dell’intestino e del fegato per scoprire se il metabolismo del pesce viene modificato. Tramite queste analisi si valuterà la composizione dei lipidi, delle proteine, dei carboidrati e degli acidi nucleici. Confrontando i vari gruppi sperimentali sarà possibile valutare eventuali alterazioni sia positive che negative dovute all'applicazione dei diversi tipi di mangime sia per il metabolismo che per la qualità del muscolo. Verranno poi fatte analisi circa la contaminazione da parte di metalli pesanti: prima il mercurio e poi piombo, gallio e arsenico.


Il lavoro del dipartimento SIMAU

Questo dipartimento si occuperà di LCA, ovvero l’analisi del ciclo di vita del prodotto che comprende anche lo studio degli impatti ambientali. Verrà osservato il processo dalla culla alla tomba, cercando di individuare cosa accade nelle fasi di introduzione delle materie prime fino allo smaltimento dei prodotti. Oggetto della ricerca è proprio quello di individuare l'impatto ambientale di ogni fase del processo, di decifrare l'utilizzo delle risorse, i vantaggi o le fasi critiche dal punto di vista ambientale che creeranno più costi ed eventualmente trovando delle soluzioni applicabili.